Confente per Masi

3.200,00

Marca: Masi realizzata da Mario Confente.

Modello: Gran Criterium

Anno di produzione: 1972

Misure: 54 cm verticale, 54,5 cm orizzontale c/c

Condizioni: restaurata.

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Descrizione

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Mario Confente è considerato a livello mondiale uno dei più grandi e raffinati costruttore di telai, scomparso, purtroppo, prematuramente all’età di 33 anni.
Nel corso della sua attività ha costruito 125 telai da strada e 11 da pista, che sono a tutt’oggi considerati dei veri capolavori.
Mario Confente iniziò a collaborare con Faliero Masi agli inizi degli anni ’70 e quando Faliero si trasferì negli U.S.A. vendendo i diritti di produzione delle sue bici a Roland Sham, Confente lo seguì a Carlsbad diventando il direttore di produzione del nuovo stabilimento.
Ma il sogno di Mario era produrre telai con il suo nome e l’opportunità gliela diede l’imprnditore Bill Recht, che prima tentò di comprare lo stabilimento di Roland Stahm poi, visto l’impossibilità di procedere all’acquisto, gli portò via il suo miglior talento, offredo a Confente il supporto economico per aprire una nuova attività e produrre bici con il suo nome.
Nel 1976 naque così la “Custom Bicycles by Confente”.

CONFENTE

La bici presentata è stata costruita, come certificato da Alberto Masi nel certificato allegato, da Mario Confente nelle Officine Masi presso il Velodromo Vigorelli di Milano e dallo stesso Masi restaurata.
Mostra le caratteristiche dei telai Confente a partire dagli alleggerimenti dei forcellini. Il telaio è completamente affascettato, senza passacavi e fori per portaborracce. Anche la testa della forcella è alleggerita rispetto alle normali Criterium. Le componenti sono alleggerite al massimo. Il telaio è stato realizzato con tubazioni Reynolds 753, misura francese.
E’ allestita con Gruppo Campagnolo Super Record. Attacco manubrio e manubrio Cinelli. Cerchi Ambrosio. Sella Cinelli Unicanitor. Tubolari Clement “Ritmo”. Cinghietti fermapiedi Alfredo Binda.

Questa la storia della bici, così come raccontata da Paolo, il precedente proprietario:

“L’ho trovata al mercato di Imola se ricordo bene nel 2016, e il telaio aveva il tubo orizzontale tagliato ed aggiuntato senza aver compromesso, per fortuna, le congiunzioni.

Per questo motivo l’acquisto poteva sembrare avventato ed in effetti lo sarebbe stato se non avessi confidato nella mia amicizia di lunga data con Alberto Masi al quale, dopo aver fatto sabbiare il telaio portai lo stesso per il tentativo di restauro. Appena Alberto lo vide mi disse: “Paolo questo lo ha costruito nelle mia officina, Mario Confente, ma il problema grosso è che i tubi Reynolds 753 con cui  è costruito hanno le misure francesi, di conseguenza anche le congiunzioni hanno i fori con misura francese e, o trovi dei tubi Reynold 753, o non si può riparare”. Io fui felice per il responso (l’ha fatto Mario Confente), ma capivo la difficoltà di reperire quel tubo di misura diversa. Apro una piccola parentesi sui tubi serie 753, che sono leggerissimi, quindi difficili da saldare, i tubi per i telai di bicicletta sono a spessore differenziato, più spessi alle estremità per sopportare la saldatura, e più sottili al centro, es.: i Columbus SL hanno misure 0,9 – 0,6 – 0,9 i Reynolds 753 al centro sono 0,3. Da quel momento ho cercato in tutto il pianeta i 753, ma l’unica possibilità era acquistarli alla Reynolds in Inghilterra, ma la stessa ne forniva solo 6 serie alla volta con un costo assurdo. L’unico che poteva risolvere il mio problema era Alberto Masi che possiede un piccolo magazzino di tubi fin dai tempi in cui i telai erano costruiti in acciaio. Gli ho letteralmente rotto le scatole per mesi fin quando un giorno, verso la fine del 2017, mi telefonò dicendomi che aveva trovato i tubi francesi e quindi , poteva procedere alla riparazione che prevedeva lo smontaggio di due tubi senza danneggiare le congiunzioni, che con quelle misure francesi sono introvabili.

E così, , ora possiamo ammirare questo capolavoro di Mario Confente, che come sai era, a metà anni 70, l’allievo preferito di Faliero Masi che, prima lo aveva prelevato dalla sua officina di Montorio Veronese per portarselo a Milano, poi lo aveva portato con sé in California per organizzare la produzione della Masi America. Mario, purtroppo, morì giovanissimo e i suoi capolavori in America hanno raggiunto valori enormi.”

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