Categoria: storie di bici

Nuova vita per la Bianchi Tour de France!

Bianchi Tour de France 1953Abbiamo acquistato questa bellissima Tour de France da un privato a Firenze. Certo che quando l’ho portata a casa la bici non era nelle sue condizioni migliori, scrostata, arrugginita, bloccata in molte delle sue componenti. Ma fortunatamente completa in ogni sua parte, fino all’ultima vite! Mi ha raccontato il vecchio proprietario che questa bici fu acquistata da suo padre nei primi anni ’50 per fare un regalo a suo fratello. Andarono a prenderla insieme alla fine di una corsa che si svolgeva nella provincia di Firenze, e fu scaricata direttamente dall’ammiraglia della Bianchi dal meccanico della squadra, amico del padre. Il signore ricorda ancora con emozione che alla scena assistè Fausto Coppi che aveva appena terminato la gara!

Dopo aver smontato il telaio lo abbiamo sverniciato, sicuramente era stato già riverniciato negli anni 60, e controllato la sua integrità. Una volta ripulito e lucidato le vecchie cromature, tornate a splendere come per incanto, abbiamo portato a verniciare il telaio da un esperto e appassionato artigiano. Nel frattempo con lana d’acciaio finissima e varie paste abrasive abbiamo ripulito tutti i pezzi. Quando effettuiamo un restauro integrale che prevede la riverniciatura del telaio, preferiamo non intevenire sulle componenti procedendo a una nuova cromatura ma semplicemente ripulendole. In questo modo il risultato finale è sicuramente migliore rispetto ad un restauro totale, mantenendo il giusto “sapore” di vissuto alla bici.

Alla fine il tutto è stato riassemblato. Uniche parti nuove i cavi dei comandi, le guaine e i pattini dei freni.

Ora la Tour de France è pronta per tornare a correre nel vento e a fare felice qualche appassionato di questo marchio che rappresenta un pezzo di storia del ciclismo di tutti i tempi.

BICI VINTAGE NEL DNA scritto da Lisa Bartali

E’ un pomeriggio di maggio e finalmente riesco a ritagliarmi un paio d’ore per conoscere la nuova attività di Giovanni Nencini, figlio di Gastone Nencini. Bikes Retrò è un negozio-officina dedicato alle bici vintage, situato a Calenzano, alle porte di Firenze. Niente è al caso: ci ritroviamo entrambi a riprendere in mano le antiche passioni di famiglia. E oggi rispolveriamo quel legame di amicizia e stima che ci fu tra due grandi, Nencini e Bartali.

Anche grazie ai consigli di mio nonno Gino, Gastone Nencini divenne un campione, arrivando a vincere un Giro d’Italia e un Tour de France. Nencini, il “Leone del Mugello”, cominciò a correre nel 1953, quando mio nonno era già a fine carriera. Tra i due, entrambi uomini di campagna e dal carattere forte, nacque un’amicizia sincera. Fin da subito Gino divenne un supporto tecnico e morale per il giovane promettente Gastone, che proseguì la sua carriera ciclistica fino al 1965.

E’ tempo per Giovanni di riprendere in mano un’eredità in sospeso: la passione per la bici coltivata da ragazzo nell’officina del padre. “Lavoravo come meccanico di biciclette insieme a mio padre” mi racconta Giovanni mentre mi accomodo nel suo luminoso negozio “ma dopo la sua morte prematura, a 49 anni, ho lasciato la ciclo-officina e mi sono inserito in una grande realtà aziendale, la Richard Ginori. Da tempo sentivo la necessità di una svolta lavorativa e di recuperare a pieno la passione per la bicicletta”

Bikes Retrò accoglie i clienti con una splendida collezione di bici vintage anni ’20 e ’30.

Una dozzina di biciclette di ferro, essenziali e distinte, sono allineate lungo la parete in legno che smorza i tanti anni di storia. “La mia vera passione sono le bici anni ’20. Queste esposte in negozio, tra cui Peugeot, Automoto e Alcyon, sono state accuratamente restaurate e ora sono in attesa di un nuovo proprietario!”Dal lato opposto della sala si salta un paio di decenni e forse più, arrivando alle Cinelli, Bianchi, Masi, Colnago, Bottecchia, Legnano degli anni ’60 e ’70. Un angolo è dedicato ai costruttori fiorentini : Pinzani, Cozzi e Montelatici. I miei occhi non sanno dove guardare, tante sono le bici e tutte curatissime. All’improvviso mi sorge una domanda puntigliosa:

_”E di Bartali, non ne hai?”

_”Sì, ho una Bartali da corsa anni ’50 sotto restauro!”

Appurato ormai che le bici Cicli Bartali non sono molte in circolazione (il marchio è sempre rimasto in un circuito di nicchia) la nostra conversazione si concentra sulle attività del Bikes Retrò.

Col tempo le bici passano di mano in mano. Chi cambia i pedali, chi il manubrio… e lo stile si perde, si trasforma. Per il mercato dei collezionisti di bici d’epoca, ancora fiorente in tutto il mondo, è necessario essere accorti e fare tanta ricerca. Ci sono anche clienti meno esigenti, anche se esperti, che vogliono cimentarsi nelle ciclo-storiche. La passione vintage, ormai matura in Italia, si sta spostando sempre più all’estero. Tanti sono gli appassionati in Germania e in Inghilterra. Anche il Giappone non è da meno. Lì vanno pazzi per Pinzani e Cinelli, e amano collezionare le componenti meccaniche come deragliatori, rocchetti e corone.

Tra i miei clienti ci sono anche alcune donne che si stanno interessando alle bici d’epoca. Le donne sono molto più esigenti degli uomini, in particolare sono attentissime agli abbinamenti colore.” Aderire alle ciclo-turistiche d’epoca o, per conto proprio, sperimentare una corsa con bici vintage, permette di riappropriarsi dell’utilizzo della bicicletta in modo spontaneo e non competitivo.

Pedalare vintage è condividere fatiche ed esperienze, sedersi a tavola e scambiarsi i racconti della corsa appena terminata. Senza l’ansia per il risultato pedalare diventa gioia e puro divertimento. A volte una sfida si, ma solo verso se stessi e gli obbiettivi che ci poniamo

Adesso siamo qui, Nencini e Bartali, con un DNA testardo pronti a rimettersi in gioco. Vedo uno scintillio negli occhi di Giovanni quando si torna a parlare di Gastone: un padre che, come mio nonno Gino, non ha mai spronato i figli a diventare ciclisti. Ma la grande passione, durata una vita, è difficile da tenere a distanza. “Quando lavoro su una bicicletta, mi tornano in mente le dritte che mio padre mi dava mentre montavo un pezzo o l’altro.”

Sorseggio il caffè, quando il mio sguardo si posa sulle maglie vintage, in vendita oltre che in negozio anche nello shop on line di BikesRetrò. E’ già ora di andare, e stringendoci la mano un’ondata di energia positiva si libera nell’aria. Non c’è cosa migliore di quando ci si impegna in un lavoro che combacia con la nostra passione, e che a volte ci fa tornare gli occhi lucidi.

HENRI CARTIER-BRESSON, “OCCHIO DEL SECOLO”

Henri Cartier-BressonHenri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie,22 agosto 1908 – L’Isle sur la Sourge, 3 agosto 2004) è stato uno dei più grandi fotografi del XX secolo ed è considerato un pioniere del fotogiornalismo, tanto da meritare l’appellativo di ”occhio del secolo”. Autore di scatti indimenticabili, è stato anche regista e pittore. Durante la sua carriera hanno posato davanti al suo obbiettivo personalità come Albert Camus, Truman Capote, Coco Chanel, Marylin Monroe, Martin Luter King, Henri Matisse, Jean- Poul Sartre.

Anche Henry-Cartier Bresson, come altri grandi fotografi del suo periodo, è rimasto affascinato dal mondo del ciclismo. Questi scatti fanno parte di un suo reportage al Velodrome d’Hiver a Parigi negli anni ’50. Anche in quest’occasione ha colto magistralmente, e come sempre, l’istante decisivo della vita dei pistard, del pubblico, e dell’entourage dei corridori.

FEDERICO MOMO UN CAMPIONE DEL PASSATO.

federico momo
Nel 1901 la Peugeot, prima tra tutti i costruttori, crea una squadra “professionisti”. Federico Momo ne farà parte insieme a Giuseppe Ghezzi.

Molti si domanderanno, ma chi era Federico Momo? E’ stato un grandissimo campione della bicicletta pura, della bicicletta da pista dei primissimi tempi, quando correre voleva dire avventura, e le gare su strada non erano ancora famose, e gli idoli del ciclismo erano appunto gli atleti della velocità pura. Momo fu uno dei più popolari, caratteristici e avventurosi. Era dei tempi dei Buni, dei Tommaselli, dei Pasta, dei Pontecchi, dei Singrossi, dei Pasini. Nato a Voghera, la sua città lo vedeva come primo degli eroi sportivi. A quei tempi i corridori in bicicletta erano considerati dei fenomeni, degli esseri fuori della realtà, e sulle pochissime piste accorrevano le folle più eleganti giacché le gare nei velodromi rappresentavano una festa di ricercata mondanità.

All’Arco della Pace, vicino alla Chiesa dei Frati, avevano impiantato il Ciclodromo milanese con una pista di legno di 333 metri. Imitando gli organizzatori parigini che nel 1895 avevano istituito sulla pista di cemento della Senna il Bracciale di Parigi, vittoria che concedeva al suo detentore la grande somma giornaliera di venti franchi, gli organizzatori di Milano lanciarono, nel 1896, il Bracciale Milanese con il premio di ben dieci lire giornaliere. Il primo vincitore fu Singrossi. Ma ecco che Momo, il ragazzo diciottenne di Voghera, sfida Singrossi. Il ragazzo vince. Comincia così la sua ascesa. Tommaselli sfida Momo. Momo batte anche Tommaselli. Allora più nessuno osa sfidare il monellaccio di Voghera. Cosicché Momo si tiene il bracciale per tutto il 1896 con la relativa diaria di 10 lire al giorno, con le quali, allora, si poteva offrire un banchetto a dieci persone.

Nel 1897 secondo bracciale. Vince ancora Momo, contro Singrossi e Pasini. Nell’ultima sfida contro Pasini, sulla traballante pista, Momo compie gli ultimi duecento metri in 11” 3/5. Un tempo favoloso.

La sua vita fu tutta un’avventura. Egli partì anche per la Russia. Si narrano di lui storie meravigliose. Pare che dopo le immancabili vittorie contro i più forti velocisti d’Europa, grandi slitte attendessero il nostro eroe alle porte dei magnifici velodromi d’inverno di Mosca e di Pietroburgo, con bellissime dame cariche di pellicce e di gioielli.

Poi, per lui, la Gazzetta dello Sport lanciò una sottoscrizione per una medaglia d’onore che raccolse la formidabile somma di 732 lire. Che cosa era successo? Che il Momo aveva vinto il G.P. di Parigi superando il Francese Jacquelin negli ultimissimi metri come fu dimostrato anche dalle fotografie che allora purtroppo uscivano in ritardo. Ma il giudice di arrivo, influenzato dall’urlo dei “popolari” che avevano visto entrare per primo nel rettilineo il loro favorito, diede per primo Jacquelin. E non volle assolutamente ricredersi.

Momo, lasciata la bicicletta, come molti altri corridori, passò alla moto e poi all’automobilismo, corridore e costruttore della Junior. Contribuì alla costruzione dell’autodromo di Monza e chiuse la sua carriera sportiva alla presidenza, nel 1933, dell’Unione Velocipedistica Italiana.

Estratto da articoli di Emilio De Martino e Armando Cougnet pubblicati su Sport Illustrato 1958

Un documento storico. La foto che conferma la vittoria di Momo al Gran Prix de Paris.

ROBERT CAPA, UNO SGUARDO SUL TOUR

Robert Capa Tour de France 1939Robert Capa è stato uno dei più importanti fotografi di reportage del ‘900. Fondatore dell’agenzia di stampa MAGNUM PHOTOS ha fotografato ben 5 conflitti mondiali, ed è considerato uno dei più grandi fotografi di guerra. Le sue foto sono immerse nelle realtà che vuole rappresentare, e hanno raccontato la guerra con uno sguardo realista e privo di barriere e filtri tra fotografo e soggetto. Morirà nel 1954 saltando su una mina in Vietnam.

Non tutti sanno che Capa ha fotografato anche il ciclismo, seguendo nel 1939 il Tour de France. Il suo sguardo si è soffermato sopratutto sui momenti fuori della corsa, documentando il dietro le quinte della Gran Boucle e cogliendo la verra essenza del Tour: i corridori a riposo, gli attimi prima della partenza, le emozioni degli spettatori, lasciandoci un reportage coinvolgente ed emozionante.

 

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Noleggio bici per Gran Corsa Retrò Cycling Events

GC RETRO CYCLING EVENTS-R

BIKESRETRO è lieta di comunicare che, in occasione della manifestazione GRAN CORSA RETRO’ CYCLING EVENTS, che si svolgerà nei giorni 14 – 15 – 16 – 17 marzo 2018, offrirà un servizio di noleggio di bici storiche ante anni ’30. Per maggiori informazioni scrivere a info@bikesretro.com

Restauro Peugeot anni ’20

Peugeot ann '20Questo restauro è stato effettuato in modo conservativo, cercando di mantenere il più possibile l’originalità della bici. La “macchina” è stata completamente smontata, i pezzi pulimentati. Dopo l’ingrassaggio e il montaggio sia il telaio che le componenti sono state protette con un prodotto per impedire il formarsi di ossidazioni.

Automoto

Restauro Automoto 1928

AutomotoQuesta Automoto degli anni ’20 era in pessime condizioni. Anni di abbandono avevano inciso profondamente, riducendola ad un ammasso di ruggine uniforme. Il telaio era ricoperto da una patina scura, le componenti completamente ossidate, i meccanismi (mozzi, movimento centrale ecc.) bloccati. La prima operazione è stata quella di smontarla completamente. Le parti che in origine erano cromate (freni, guarnitura, manubrio ecc.) ripulimentate, facendo attenzione però a non renderle troppo lucide per non contrastare con il telaio che, nonostante la pulizia, rimaneva con un aspetto molto “vissuto”. La bici è stata quindi ingrassata e rimontata, sostituendo le parti rotte o usurate. Infine è stata protetta con un prodotto per impedire il riformarsi della ruggine e che ha ridonato un po’ di brillantezza all’insieme, mantenendo comunque una patina antica alla bici. Ora questa Automoto è pronta per essere pedalata e….. per fare la sua bella figura!

Mostra scambio a Novegro (MI) 10-11-12 nov.

Mostra scambio novegro
Mostra scambio Novegro

BIKESRETRO’ SARA’ PRESENTE ALLA MOSTRA SCAMBIO DI NOVEGRO (MI) IL 10-11-12 NOVEMBRE.

SETTORE L, PIAZZOLA 309

La Mostra-Scambio di Auto, Moto e Ciclo d’Epoca è una delle più importanti Rassegne che si svolgono nel Parco Esposizioni Novegro ed è stabilmente collocata ai vertici della classifica degli eventi di questo genere a livello nazionale.

Giro d'Italia 1950

Achille Beltrame e il ciclismo

Giro d'Italia 1960
Giro d’Italia 1960

Le copertine della Domenica del Corriere disegnate da Achille Beltrame hanno rappresentato mirabilmente uno spaccato della società e del costume italiano della prima metà del XX secolo. Scriveva di lui Dino Buzzati: «Attraverso le immagini da lui create i grandi e più singolari avvenimenti del mondo sono arrivati pur nelle sperdute case di campagna, in cima alle solitarie valli, nelle case umili, procurando una valanga di notizie e conoscenze a intere generazioni di italiani che altrimenti è probabile non ne avrebbero saputo nulla o quasi. Un maestro dell’arte grafica, quindi, ma anche un formidabile maestro di giornalismo…».

Achille Beltrame ha illustrato tantissime tavole rappresentando fatti della vita quotidiana del nostro paese e, naturalmente, non potevano mancare illustrazioni sullo sport più seguito dagli italiani in quegli anni: il ciclismo. In queste immagini, contraddistinte dal realismo del suo tratto, sono rappresentati momenti indimenticabili di questo sport: Fausto Coppi, Gino Bartali e tanti altri campioni sembrano prendere vita dalla sua matita, e ci riportano in un epoca dove l’entusiasmo per il ciclismo e l’imprese di tanti campioni infiammavano la fantasia dei tifosi.

Bikesretro